Controllore PI

Descrizione

Lezione
PID 04

Dalle precedenti lezioni sono emerse le seguenti caratteristiche tipiche per i controllori analizzati:

Controllore P   (Equazione125.gif (335 byte))

Controllore I   (Equazione126.gif (430 byte))

Controllore D   (Equazione127.gif (429 byte))

Integrazione tra le azioni P, I e D
Per meglio chiarire questo concetto dell'integrazione delle varie azioni immaginiamo di realizzarle con il diverso comportamento di tre ipotetici fuochisti che chiameremo P, I, e D, incaricati di regolare la pressione di una caldaia agendo sulla valvola del combustibile in base alla lettura del manometro.

Supponiamo che la caldaia venga condotta da I, che è di carattere semplice.
Se questi rileva una diminuzione apprezzabile di pressione, per esempio di una atmosfera, dovuta ad una improvvisa richiesta di vapore, comincia lentamente e regolarmente ad aprire la valvola. Osserva che la pressione scende sempre più lentamente, quindi si ferma e comincia a risalire.
Egli però continua ad aprire la valvola, sia pure più lentamente, fino a quando la pressione avrà raggiunto di nuovo il valore prefissato.
Allora si ferma, ma non altrettanto farà il manometro che continuerà ancora a salire.
Solo quando esso segnerà 1 atm. più dello stabilito il nostro fuochista decide di cominciare a chiudere.
Ma quando la pressione è ritornata al valore prefissato, la valvola risulta più chiusa del necessario, ed il ciclo si ripete indefinitamente.
Si tratta del tipico comportamento dell'azione I, in cui la velocità di azione del fuochista risulta proporzionale allo scostamento.

Supponiamo che la caldaia venga condotta da P, che è di carattere calcolatore.
Egli sperimenta che per soddisfare la richiesta di vapore che causa la caduta di 1 atm. bisogna dare 5 giri di volantino, e la pressione ritorna quasi al valore prefissato.
Per una caduta di 0,5 atm., darà 2,5 giri di volantino senza preoccuparsi di riportare la pressione esattamente al valore prefissato, perché sa che quando il carico sarà tornato normale anche il manometro si riporterà sul valore prestabilito.
Il suo comportamento è quello tipico del regolatore P.

La caldaia viene ora condotta da D che è di carattere energico.
Egli giudica con quale velocità scende la pressione ed agisce immediatamente sulla valvola dando, per esempio, 10 giri di volantino.
Poi osserva la pressione che si ferma e quando essa comincia a risalire chiude la valvola basandosi solo sulla velocità con la quale la pressione risale e trovandosi perciò a un certo punto con la valvola nella posizione di partenza e la pressione che è ancora lontana dal valore prefissato.
La sua azione anticipatrice, che non permette di raggiungere la stabilità, come del resto anche nel caso dell'azione I, è tipica dell'azione D.

Avendo messo in evidenza vantaggi ed inconvenienti dei tre comportamenti, si immagina di far lavorare assieme i tre fuochisti per vedere se si possono migliorare i risultati.
La tubazione del combustibile viene divisa in tre rami in parallelo sui quali vengono montate tre valvole.

Dapprima regolano P e I comportandosi ciascuno secondo la propria mentalità.
Quando la pressione si abbassa di 1 atm., P darà 5 giri di volantino limitando la caduta di pressione, ed I continuerà metodicamente ad agire sulla sua valvola, fino a quando la pressione non sarà ritornata al valore desiderato.
Il lavoro di I consiste ora solo nel correggere lo scostamento lasciato dall'azione di P e non è più causa di instabilità dovute a forti aperture della valvola.

Regolano ora P e D secondo il loro metodo, ossia, per lo scarto di 1 atm., P darà 5 giri di volantino e D 10 giri.
L'intervento rapido di D impedisce che la pressione si scosti ulteriormente, ma non risolve il problema dello scostamento residuo, perché D riprenderà a chiudere la sua valvola preoccupandosi solo della velocità della lancetta del manometro e non della sua posizione.

Immaginiamo ora il lavoro combinato di P, I e D.
Quando la pressione cade di 1 atm., P aprirà come al solito la sua valvola di 5 giri; D interverrà rapidamente con 10 giri, limitando lo scostamento, poi comincerà a chiudere non appena la pressione tenderà a salire; I aprirà lentamente fino ad annullare lo scostamento lasciato da P.
Il risultato sarà di aver impedito un forte scostamento (azione D), e di aver annullato il disturbo rappresentato dalla variazione di carico (azione P), evitando ogni scostamento residuo (azione I).

Scelta del controllore
Sulla base di quanto sino ad ora analizzato, la scelta del controllore potrà farsi tramite le seguenti considerazioni:


Configurazione del controllore

Il controllore PID (e quindi anche le versioni PI e PD) può essere realizzato in base a due configurazioni:

Controllore

Schema

Equazione

Note

PI

FIG37A.gif (1578 byte)

Equazione130.gif (1668 byte)

Equazione132.gif (712 byte)

PD

FIG37B.gif (1583 byte)

Equazione129.gif (1543 byte)

PID

FIG37C.gif (1857 byte)

Equazione128.gif (2298 byte)

Fig. 37 - Controllori in configurazione parallela ( controllori matematici)

 

Controllore

Schema

Equazione

Note

PI

FIG38A.gif (1637 byte)

Equazione135.gif (1610 byte)

Equazione136.gif (589 byte)

PD

FIG38B.gif (1656 byte)

Equazione134.gif (1546 byte)

PID

FIG38C.gif (1948 byte)

Equazione133.gif (2284 byte)

Fig. 38 - Controllori in configurazione serie ( controllori industriali)

Controllore PI - Risposta al segnale a gradino - Esempio numerico
Consideriamo un segnale a gradino U1   in ingresso ad un controllore PI, configuato in parallelo, e ad un controllore PI, configuato in serie; i due controllori siano inoltre caratterizzati dal medesimo guadagno proporzionale KP = 2 e dal medesimo coefficiente dell'azione integratrice KI   = 2 s-1   .
Confrontiamo il comportamento dei due controllori PI (figura 39), analizzandone il segnale in uscita  U2   =  UP  +  UI   dove UP  è il segnale in uscita dall'azione P ed UI  quello in uscita dall'azione I.

Controllore PI (configurazione in parallelo)

Controllore PI (configurazione in serie)

FIG39A.gif (1865 byte)

FIG39B.gif (1958 byte)

FIG39C.gif (3498 byte)

FIG39D.gif (3237 byte)

Equazione137.gif (1963 byte)

Equazione138.gif (1914 byte)

Equazione139.gif (679 byte)

Equazione140.gif (678 byte)

In entrambi i casi:
TI  =  costante di tempo dell'azione integratrice (misurata in secondi) =
tempo occorrente perchè l'azione I riproduca la variazione dovuta all'azione P

Fig. 39 - Risposta al segnale a gradino di un controllore PI